LA ZONA D’OMBRA

Tuttavia, le innumerevoli immagini di giustizia sommaria che si sono susseguite negli ultimi tempi in paesi a noi molto vicini, la crescente indifferenza a riguardo, dimostrano che sopravvive una latente tentazione che può esplodere col crescere della rabbia sociale e dell’intolleranza per le differenze, una tentazione che rischia di prendere il sopravvento, in situazioni considerate estreme, anche laddove i diritti fondamentali della persona dovrebbero essere da tempo dati per acquisiti.

La zona d’ombra avrebbe potuto prendere spunto dalle vicende di individui schiacciati dal sistema sociale e giudiziario che li ha ingiustamente condannati e uccisi: persone, tra gli altri, quali Joseph O’Dell (giustiziato il 23 luglio 1997) o Derek Rocco Barnabei (assassinato il 15 settembre 2000), entrambi detenuti in Virginia. Sarebbe stata una scelta più comoda, considerata la loro certa innocenza.

L’uomo dal cui destino questo disco trae libera ispirazione si chiamava David Hicks, un “Mister X” qualunque, come suggerisce la pronuncia del suo nome. Un giovane uomo di colore, accusato di aver aggredito e ucciso nella sua casa un’anziana parente; un uomo sulle cui responsabilità gravano e ormai graveranno per sempre dubbi. Hicks ha concluso la sua breve esistenza in un carcere del Texas, dopo un processo sommario minato dalla sua modesta condizione sociale e dopo essere stato spostato da Ellis Unit One nel braccio della morte per ben sette volte prima della definitiva; ha avuto inoltre il triste primato di essere il primo giustiziato del 2000.

Sinceramente, a noi non interessa se Hicks fosse colpevole o innocente. La zona d’ombra nella quale il protagonista del disco si aggira è quella intermedia tra la luce piena dell’innocenza e quella oscura del male: è il luogo del dubbio e del sospetto nel quale ognuno di noi, pur non credendolo possibile, può cadere in qualunque momento, magari solo per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato; è il senso di impotenza e di ineluttabilità che sovrasta qualunque intenzione e, spesso, la stessa realtà dei fatti.

Abbiamo cercato di ripercorrere, immaginando più che altro stati d’animo e flashback di ipotetici ricordi, le tappe esistenziali di quello che resta prima di tutto un essere umano; frammenti di una vita che, pur non esente da aspetti discutibili, era degna in quanto tale di essere vissuta e che nessuno, neanche uno Stato, e per nessuna ragione al mondo, poteva permettersi di spezzare.